La celiachia è una patologia cronica che coinvolge circa l’1% della popolazione italiana: si stima che i celiaci siano circa 600.000, ma quelli diagnosticati siano poco più di 265.000.
Diversa dalla sensibilità al glutine non celiaca, la celiachia è una condizione autoimmune e permanente, non transitoria. Vediamo cos’è e come riconoscerla, quali conseguenze comporta se trascurata e come puoi fare chiarezza con un esame del sangue.
Indice
Celiachia: semplice intolleranza o malattia autoimmune?
La celiachia è un disturbo che provoca l’intolleranza permanente al glutine, il complesso proteico presente in cereali come grano, frumento, segale, orzo, farro e kamut.
A differenza di un’intolleranza o sensibilità al glutine, in genere transitorie, la celiachia è una malattia autoimmune cronica: il sistema immunitario reagisce alle proteine del glutine causando l’infiammazione e l’appiattimento dei villi intestinali che assorbono i nutrienti.
Se non diagnosticata e trascurata, questa reazione provoca danni all’intestino tenue che causano malassorbimento e deficit nutrizionali. Ad oggi non esiste una cura risolutiva: l’unico trattamento efficace, in caso di celiachia, è l’esclusione del glutine dalla dieta.
Celiaci si nasce o si diventa? Le cause della celiachia
La celiachia è un disturbo multifattoriale, che può insorgere nei bambini o negli adulti:
- Familiarità ereditaria e predisposizione genetica: il 98,4% dei pazienti celiaci risulta positivo per gli aplotipi HLA-DQ2 e/o DQ8; inoltre, i familiari di primo grado di un celiaco hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare la malattia.
- Fattori ambientali e altre condizioni: le probabilità di sviluppare la celiachia possono aumentare in seguito ad alcune malattie in età infantile (es. gastroenterite da rotavirus) o altre comorbidità anche nell’età adulta (diabete di tipo 1, artrite reumatoide, tiroidite autoimmune, sindromi di Down e Turner).
I sintomi della celiachia: come si manifesta per età
I sintomi della celiachia possono essere estremamente variabili, tanto da renderla un vero “camaleonte clinico”: si distinguono almeno quattro forme principali della malattia.
Celiachia classica: i sintomi nei bambini
Si presenta tipicamente nei primi 3 anni di vita con sintomi riconoscibili: diarrea, dolore e gonfiore addominale, debolezza e stanchezza cronica. Nei bambini può compromettere lo sviluppo con ritardi della crescita, calo di peso, statura più bassa, apatia e pallore.
Celiachia non classica: i sintomi negli adulti
La celiachia può manifestarsi anche dopo i 3 anni, con una sintomatologia più varia: infatti l’incidenza della celiachia negli adulti è in aumento costante negli ultimi decenni, con una crescita stimata del 7,5% annuo nel mondo occidentale.
I sintomi più comuni comprendono dolori addominali, nausea, vomito, diarrea o stitichezza, calo di peso. Negli adulti possono comparire anche disturbi extra-intestinali:
- Stanchezza e affaticamento cronici, debolezza costante e perdita dell’appetito;
- Dolori muscolari e articolari, spesso non ricondotti alla causa reale;
- Dermatite erpetiforme, vescicole cutanee dolorose e pruriginose;
- Aftosi del cavo orale, piccole ulcere e infiammazioni della lingua;
- Disturbi del ciclo mestruale, della fertilità o della gravidanza;
- Ipertransaminasemia (aumento delle transaminasi);
- Carenza di ferro (anemia), di calcio o di vitamine.
Un aspetto interessante è che alcuni pazienti riferiscono un aumento di peso piuttosto di un calo, soprattutto quando il malassorbimento è lieve e la dieta compensa in eccesso.
Se questi disturbi persistono senza spiegazioni, gli esami del sangue sono il primo passo per capire cosa sta succedendo. In abbinamento al Check-up Celiachia puoi integrare:
Celiachia silente o potenziale: quando i sintomi non ci sono
La celiachia silente viene individuata solo dopo uno screening sierologico in soggetti a rischio, come i familiari di primo grado o persone con patologie autoimmuni. Nella celiachia potenziale (o latente) gli anticorpi sono positivi ma l’esame istologico intestinale risulta normale o solo lievemente alterato: la persona è predisposta ma non ancora affetta.
Quali sono le conseguenze della celiachia non trattata?
Il danno ai villi intestinali compromette la capacità dell’intestino tenue di assorbire i nutrienti dal cibo. Se non trattata, la celiachia può avere conseguenze anche gravi:
- Celiachia refrattaria, una forma rara con sintomi persistenti nonostante la dieta;
- Tumori, linfomi e adenocarcinomi (in particolare intestinali);
- Intolleranza al lattosio, causata dall’atrofia dei villi;
- Iposplenismo, una riduzione funzionale della milza.
Seppure non si possa guarire dalla celiachia, è fondamentale riconoscere e diagnosticare quanto prima l’intolleranza permanente al glutine per adottare una dieta gluten-free.
Si guarisce dalla celiachia? La dieta senza glutine come terapia
Non esiste, ad oggi, una cura risolutiva per l’intolleranza permanente al glutine: l’unico trattamento efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine per tutta la vita, che permette ai villi intestinali di rigenerarsi e previene le complicanze a lungo termine.
Attenzione a non confondere questo caso con quello opposto: qui parliamo di una dieta necessaria e diagnosticata, ben diversa dalla scelta di eliminare il glutine senza una reale motivazione clinica, che comporta una serie di rischi da non sottovalutare.
Come si diagnostica la celiachia? Esami del sangue da fare
Confermare la celiachia è più semplice di quanto si pensi. Il percorso diagnostico prevede:
- Esami sierologici con il check-up Celiachia: ricerca gli anticorpi specifici della malattia nel sangue (anticorpi anti-transglutaminasi IgA, immunoglobuline IgA totali, anticorpi antigliadina deamidata IgA, utili nei casi dubbi o nei più piccoli).
- Conferma istologica: se la sierologia è positiva, nell’adulto è necessaria una biopsia intestinale con analisi dei campioni prelevati durante l’endoscopia;
- Test genetico HLA DQ2/DQ8: utile soprattutto nei casi dubbi o per escludere la malattia nei familiari di primo grado, dato il suo alto valore predittivo negativo.
Gli esami vanno fatti mentre si sta ancora consumando glutine, perché iniziare una dieta senza glutine prima dei test può azzerare gli anticorpi e generare un falso negativo.
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