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Potassio nel sangue: valori normali e alterazioni

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Il potassio è un minerale fondamentale per regolare l’equilibrio acido-base e idrosalino dell’organismo, le funzioni delle cellule nervose e muscolari, il battito e l’attività del muscolo cardiaco: in quantità anomale, però, può interferire con le funzionalità corporee.

Misurare la concentrazione di potassio nell’organismo è utile a identificare possibili alterazioni della potassiemia, ossia il livello di potassio circolante nel sangue. Scopriamo in questo articolo a cosa serve il potassio e i suoi valori normali negli esami del sangue.

Indice

Cos’è il potassio e a cosa serve?

Il potassio (sigla “K”) fa parte degli elettroliti, minerali dotati di carica elettrica che si trovano all’interno dei liquidi del corpo umano. Gli elettroliti principali presenti nel nostro organismo sono il calcio, il fosforo, il magnesio, il cloro, lo zolfo, il sodio e il potassio.

In particolare, sodio e potassio cooperano nel mantenere l’equilibrio dei liquidi e dei sali attraverso la pompa sodio-potassio (Na+/K+): il sodio regola la concentrazione ionica nell’ambiente extracellulare, mentre il potassio nell’ambiente intracellulare.

Il potassio svolge un ruolo significativo in altri numerosi processi del nostro organismo:

  • Regola l’eccitabilità neuromuscolare, intervenendo nella propagazione dello stimolo nervoso attraverso la membrana cellulare e nel meccanismo di contrazione muscolare;
  • Influisce sul buon funzionamento del cuore, del ritmo cardiaco e della funzionalità miocardica, diminuendo l’irritabilità delle cellule e proteggendo il muscolo cardiaco;
  • Contribuisce a mantenere la pressione sanguigna sotto controllo contrastando gli effetti ipertensivi del sodio, mitigandone il riassorbimento e l’escrezione renale;
  • Favorisce il mantenimento di un’acidità di base dell’organismo (l’equilibrio acido-base), preservando l’omeostasi del pH nelle cellule e nei liquidi corporei.

Valori normali di potassio nel sangue

Il valore del potassio nel sangue, misurato con un semplice prelievo analizzato successivamente in laboratorio, dovrebbe normalmente rientrare tra i 3,5 e i 5,0 mml/L.

Dato che il corpo umano non è in grado di produrlo, il potassio viene assimilato tramite l’alimentazione: lo si trova in grandi quantità nella frutta secca (pistacchi e noci), nei legumi, nella verdura a foglia verde, nelle patate dolci, nei pomodori maturi e nelle banane.

Il potassio è essenziale per il funzionamento del nostro organismo: un apporto giornaliero adeguato è importante ma deve rimanere entro certi limiti, onde evitare l’iperkaliemia (potassio alto nel sangue) o l’ipokaliemia (potassio basso nel sangue).

Iperpotassiemia: cause e sintomi del potassio alto

Un alto livello di potassio nel sangue viene detto iperpotassiemia o iperkaliemia (dal nome latino del potassio, kalium). Questa condizione può avere diverse cause, tra cui:

  • Malattie che ostacolano la corretta eliminazione del potassio da parte dei reni, in particolare se abbinate ad un’alimentazione eccessivamente ricca di potassio;
  • Alterazioni ormonali (es. malattia di Addison) e in particolare un deficit di aldosterone, ormone che agevola l’escrezione di potassio e ne riduce la concentrazione ematica;
  • Un consumo eccessivo di integratori o trattamenti che contengono potassio;
  • Medicinali che impediscono l’escrezione renale delle normali quantità di potassio.

In particolare, alcuni farmaci che riducono l’apporto di sangue ai reni e compromettono l’eliminazione del potassio sono la causa più comune di iperkaliemia lieve. Inoltre è bene sapere che l’assunzione elevata di potassio non provoca sempre iperpotassiemia, poiché dei reni sani sono in grado di eliminare agevolmente l’eccesso di potassio.

I sintomi associati ad un potassio alto nel sangue possono includere:

  • Affaticamento e debolezza muscolare;
  • Alterazioni del ritmo cardiaco;
  • Crampi e nausea.

L’iperpotassiemia può provocare infatti delle aritmie, che rappresentano una seria minaccia per la salute: nei casi più gravi, questa condizione può portare ad un infarto cardiaco. È consigliato sempre e comunque riferirsi al proprio medico curante, che provvederà ad esaminare la storia clinica del paziente e contestualizzare i risultati degli esami eseguiti.

Ipopotassiemia: cause e sintomi del potassio basso

Un basso livello di potassio nel sangue, condizione nota anche come ipokaliemia o ipopotassiemia, potrebbe derivare da alcune cause specifiche, quali:

  • Perdita eccessiva di potassio nel tratto digestivo (condizioni come vomito, diarrea, abuso di lassativi) o nell’eliminazione renale con le urine (es. farmaci diuretici);
  • Patologie delle ghiandole surrenali (come la sindrome di Cushing), che possono comportare un eccessivo rilascio di aldosterone e un abbassamento del potassio;
  • Alcune sostanze tra cui insulina, albuterolo e terbutalina, possono aumentare il volume di potassio assorbito dalle cellule, causando un calo della potassiemia.

Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, l’ipopotassiemia è temporanea, a meno che non sia associata ad altre condizioni che causano ulteriori cali di potassio. Anche in questo caso è consigliato sempre e comunque riferirsi al proprio medico, che provvederà ad esaminare la storia clinica del paziente e contestualizzare i risultati degli esami eseguiti.

L’ipokaliemia generalmente è asintomatica, ma talvolta si riscontrano sintomi come:

  • Debolezza muscolare, crampi e spasmi;
  • Alterazioni del ritmo cardiaco.

In situazioni gravi e molto rare, dove i livelli di potassio sono pericolosamente bassi per un lungo periodo, si possono riscontrare problemi renali e aritmie cardiache significative.

Esami del sangue per il potassio: Check Up completi

Misurare il potassio attraverso gli esami del sangue, assicurandosi che il suo valore si mantenga entro limiti ottimali, è fondamentale per garantire un funzionamento equilibrato del sistema cardiovascolare e renale e, di conseguenza, per favorire il proprio benessere.

L’analisi del potassio si effettua attraverso un semplice prelievo di sangue (per valutare la concentrazione plasmatica) e/o di urine (per indagare l’eliminazione): raramente viene richiesto come esame a sé stante ma, piuttosto, in abbinamento ad altri parametri (tra cui emocromo, ormoni o elettroliti) per inquadrare il quadro clinico complessivo del paziente.

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