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Prevenire l’infarto cardiaco: rischi, sintomi e prevenzione

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Indice

Cos’è l’infarto cardiaco?

L’infarto cardiaco, comunemente noto come attacco di cuore, è una condizione medica estremamente seria che, solo in Italia, colpisce 120.000 persone ogni anno classificandosi come prima causa di morte nel nostro Paese. 

Si tratta di un evento improvviso e spesso fatale che si verifica quando il flusso di sangue verso una parte del muscolo cardiaco viene interrotto o drasticamente ridotto, spesso a causa di un’ostruzione delle arterie coronarie causata dalla formazione di un coagulo, noto anche come trombo, su lesioni aterosclerotiche (accumuli di lipidi o grasso) presenti sulla parete delle arterie.

Fattori di rischio

Attualmente sono stati identificati come fattori di rischio per l’infarto gli stessi che vengono associati allo sviluppo delle placche aterosclerotiche, quindi: 

  • età (dopo i 45 anni per gli uomini e dopo i 55 per le donne);
  • eccesso di fumo, alcol e droghe;
  • elevati livelli di colesterolo nel sangue;
  • ipertensione arteriosa non trattata;
  • diabete mellito;
  • stress;
  • predisposizione familiare.

In rari casi, l’infarto può essere scatenato da anomalie nelle arterie coronarie stesse.

Sintomi dell’infarto negli uomini e nelle donne

Molte volte non è possibile riconoscere l’infarto del miocardio prima che avvenga: infatti, spesso non si presentano i campanelli d’allarme tipici precedentemente all’attacco.

Tuttavia, quando presenti, si possono riscontrare: 

  • dolore al centro del torace;
  • sudorazione fredda;
  • mancanza di respiro;
  • dolore al collo, alla mandibola, al braccio sinistro e/o alle spalle;
  • labbra, mani o piedi possono assumere un colore leggermente bluastro.

È importante sottolineare che i sintomi di un infarto possono variare tra uomini e donne. Le donne, specialmente dopo la menopausa, oltre ad essere più a rischio di sviluppo di infarti cardiaci, sono anche più propense a manifestare sintomi meno tipici o ambigui rispetto agli uomini, come: 

  • nausea;
  • dolore alla schiena;
  • stanchezza;
  • indisposizione generale

Questi sintomi spesso vengono sottovalutati, giustificati o confusi. Si fatica quindi a riconoscere nelle donne l’infarto, provocando un possibile ritardo nella ricerca di assistenza medica.

Riconoscere simili differenze è fondamentale per garantire una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato sia per gli uomini che per le donne che potrebbero essere a rischio di infarto.

Cosa fare se si ha un infarto

L’infarto è una condizione potenzialmente letale per cui è necessario agire velocemente:

  • Contatta immediatamente il numero di emergenza 118 o rivolgiti immediatamente al pronto soccorso più vicino;
  • Se già prescritti da un medico, assumi i farmaci specifici;
  • Mettiti in posizione supina o semi-seduta.

Ricordiamo che solo un trattamento tempestivo e adeguato può essere efficace nel prevenire le importanti complicazioni legate a questa patologia.

Le buone abitudini per il nostro cuore

Prevenire è la miglior cura! Quando si parla di prevenzione cardiovascolare ci sono tre parole d’ordine: dieta, esercizio fisico e controlli.

  • DIETA
    Mantenere un’alimentazione sana e bilanciata aiuta il nostro cuore a funzionare bene. Meglio ridurre l’utilizzo del sale, preferire il pesce (soprattutto quello azzurro) alla carne e consumare più verdura a foglia verde, frutta e verdura fresche, pesce e legumi.
    In base al proprio quadro clinico la dieta per mantenere il proprio cuore in salute può variare molto: contatta un professionista per imparare a mangiare in maniera equilibrata per stare bene.
  • ESERCIZIO FISICO
    È consigliato soprattutto agli uomini dopo i 45 anni e alle donne che entrano nella menopausa, lo svolgimento di attività fisica moderata come una camminata veloce, o corsa leggera, nuoto o bicicletta per almeno mezz’ora tutti i giorni, o un’ora a giorni alterni.
  • CONTROLLI
    La prevenzione riduce sensibilmente la possibilità di sviluppare un attacco di cuore. È importante programmare una visita dal proprio medico di base per valutare il profilo di rischio cardiovascolare e sottoporsi ad esami di monitoraggio in maniera periodica, ancor più cruciali se ci sono antecedenti familiari o patologie predisponenti.

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