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Sifilide: come riconoscere e prevenire la patologia

batterio della sifilide treponema pallidum

La sifilide è una MST di origine batterica trasmessa tramite i fluidi corporei. Si presenta con sintomi specifici come sifilomi, lesioni e macchie rosate, fondamentali da riconoscere per la terapia; ma ancora più importante è fare la giusta prevenzione con gli esami del sangue.

Indice

Cos’è la sifilide?

La sifilide è la terza malattia sessualmente trasmissibile (MST) più diffusa al mondo, dopo la clamidia e la gonorrea. Si tratta di una patologia infettiva causata dalla spirocheta treponema pallidum, un batterio in grado di diffondersi rapidamente all’interno del corpo umano.

Talvolta conosciuta col nome di LUE (dal latino lues, che significa morbo o contagio), la sifilide colpisce in genere gli organi genitali maschili e femminili, la bocca e l’ano, ma può anche causare disturbi e manifestazioni generalizzate in tutto il corpo specialmente in stadi avanzati.

La sifilide evolve in 3 fasi differenti e diagnosticabili, alternati da periodi di latenza che possono durare mesi o persino anni e che complicano il riconoscimento della malattia:

  • Sifilide primaria: stadio riconoscibile tra 10 e 90 giorni dal rapporto a rischio;
  • Sifilide secondaria: avviene tra le 6 e le 12 settimane dalla comparsa del primo sifiloma;
  • Sifilide terziaria: compare negli anni o decenni successivi se la patologia non è stata trattata.

Esiste poi la sifilide latente o asintomatica, che indica la condizione di latenza non contagiosa tra i diversi stadi, e la sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto all’interno della placenta.

Come si trasmette?

La sifilide è un’infezione batterica causata dal treponema pallidum, che ha la capacità di raggiungere i linfonodi periferici e diffondersi in tutto l’organismo nel giro di poche ore.

L’infezione avviene attraverso lo scambio di liquidi corporei nelle mucose genitali, del retto e della bocca, in particolare nei rapporti sessuali. Infatti, il rischio di infettività della sifilide è di circa il 30% per ogni rapporto con un soggetto affetto nei primi due stadi della malattia.

La sifilide però può essere trasmessa anche non-sessualmente:

  • attraverso il tocco con la pelle lacerata dai sifilomi,
  • tramite il contatto accidentale con fluidi e sangue,
  • in via transplacentare dalla madre al bambino,

Ma mai per contatto indiretto: il batterio responsabile della sifilide non è in grado di sopravvivere all’esterno dell’organismo (indumenti, stoviglie e oggetti non sono contagiosi).

Sintomi e stadi della sifilide

L’infezione batterica da sifilide presenta sintomi differenti a seconda dei diversi stadi.

Sifilide primaria

Dopo un “periodo finestra” di incubazione di circa 3-4 settimane, il primo sintomo della sifilide è la comparsa del sifiloma, un’ulcera dura e tondeggiante su genitali, ano, bocca o dita, non dolorosa e di colore rosaceo: al tatto produce un liquido chiaro carico di batteri.

Il sifiloma è infatti altamente contagioso, ma guarisce spontaneamente tra le 3 e le 6 settimane senza provocare dolore: non è un caso che, in questa fase della malattia, circa 1 donna su 2 e 1 uomo su 3 non siano consapevoli di essere malati di sifilide.

Seppure l’ulcera scompaia, quindi, se la malattia non viene trattata prosegue il suo decorso.

Sifilide secondaria

In assenza di cure adeguate e tempestive, anche a distanza di diverse settimane, il batterio si diffonde nell’organismo generando nuovi altri sintomi tipici della sifilide:

  • Comparsa sulla pelle di macchie rosate di varia forma (roseola o dermatite sifilitica);
  • Lesioni alle zone genitali, al retto, alla bocca o alla gola (condilomi lati);
  • Linfonodi gonfi e dolenti, con stato febbrile e sintomatologia associata;
  • Problemi più gravi come meningiti, disturbi gastrointestinali, dolori alle ossa.

Anche senza il trattamento medico, la sintomatologia della sifilide scompare nuovamente dopo alcune settimane. Per alcuni soggetti la malattia viene debellata in questo stadio, per altri si passa ad un periodo di latenza, in cui la malattia non causa più disturbi fino alla ricomparsa.

Sifilide terziaria

La sifilide latente può durare anche diversi anni: successivamente, se l’organismo non ha debellato l’infezione batterica, la malattia si ripresenta con conseguenze anche gravi.

Al terzo stadio, la patologia può colpire gli organi interni come cuore, polmoni, fegato, cervello, ossa, articolazioni e pelle, compromettendo l’organismo: nelle forme più gravi infatti si rischia il decesso, per complicazioni al sistema cardiocircolatorio o al sistema nervoso centrale.

Prevenzione e cura della sifilide

Per prevenire l’infezione da sifilide è fondamentale ricordare di:

  • Proteggersi nei rapporti sessuali con i giusti contraccettivi a barriera (preservativo maschile o femminile, oral dam, etc.), evitando rapporti occasionali e non protetti;
  • Igienizzare correttamente tutti gli strumenti o oggetti utilizzati nel rapporto sessuale (come i sex toys) prima e dopo ogni utilizzo, evitando di scambiarli con altre persone.

Guarire completamente dalla sifilide è possibile: la terapia, in genere costituita da medicinali antibiotici a base di penicillina, è tanto più efficace quanto prima viene accertata la diagnosi.

Per questo motivo è molto importante condurre test per la sifilide a cadenza regolare, ogni 6 o 12 mesi: sia perché dall’infezione alla comparsa dei sintomi può passare molto tempo, ma anche perché se si ha già avuto la sifilide non si diventa immuni da possibili re-infezioni.

Esame per riconoscere la sifilide

La sifilide può essere rilevata con un semplice esame del sangue prelevato dal braccio, che rileva la presenza di anticorpi IgM e IgG in una combinazione di test treponemici e non.

Le analisi del sangue per MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili) sono sempre consigliate dopo un rapporto a rischio o se si è presa conoscenza che il partner è malato. Alcune malattie hanno un prolungato periodo di incubazione prima di essere rilevabili dai test, per cui è sempre utile definire insieme al proprio medico il momento giusto per condurre tali esami.

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